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S. Angela Merici

 

 

 

 

 
Questo quadro di inizio '900, esposto in ogni sala di comunità delle Suore Orsoline di Maria Vergine Immacolata, rappresenta una splendida sintesi della storia di S. Angela Merici: S. Orsola consegna il vessillo della verginità e del martirio (croce rossa in campo bianco) ad Angela. Dal cielo partecipano all'incontro le vergini martiri di Colonia; sulla terra è posato un libro (gli scritti di Angela) e attorno tanti gigli (le figlie di Angela). Il carisma di Orsola è raccolto come preziosa eredità da Angela e prolunga nel tempo una meravigliosa fecondità.

 

Profilo biografico di S. Angela Merici

Angela Merici nasce a Desenzano del Garda da Giovanni e Caterina dei Biancosi, famiglia della piccola nobiltà rurale proprietaria di alcuni terreni. La sua adolescenza è segnata dal lutto per la morte della sorella, a cui è affezionatissima, e di entrambi i genitori. Dal 1492 al 1496 si trasferisce presso i ricchi zii materni a Salò; avrebbe la possibilità di godere una vita agiata, ma preferisce dedicarsi alla preghiera, al lavoro domestico, alla penitenza. Veste l’abito di Terziaria francescana presso il convento dei frati cappuccini, per vivere un’esistenza radicalmente evangelica e per poter ricevere frequentemente l’Eucaristia, centro della sua esistenza. Porta una tunica di bigello e il velo bianco; la gente incomincia a chiamarla “Sur Angola”. Ritorna a Desenzano nel 1497 circa e vi rimane fino al 1516, vivendo la vita normale delle giovani donne del paese, mantenendosi con il lavoro nel podere e nella vigna, dedicandosi soprattutto alla preghiera e alla penitenza, secondo la regola delle Terziarie.

Un giorno, mentre si trova nei campi al Brudazzo di Desenzano per la mietitura, appartata a pregare nel momento della siesta, contempla in una visione una meravigliosa processione di angeli e di vergini che scendono dal cielo  su una scala suonando e cantando; una voce le trasmette un messaggio divino: istituirà una compagnia di vergini. Il tempo e le modalità della fondazione sarebbero rimasti a lungo nel segreto di Dio. Trascorreranno infatti almeno 40 anni prima che Angela passi all’attuazione del disegno divino.

Nel 1516 si trasferisce a Brescia per sempre, su richiesta dei suoi superiori francescani, per consolare la nobile Caterina Patengola del dolore di aver perso marito e tre figli in breve tempo. Terminata la sua missione, l’anno seguente va ad abitare nella casa di un giovane mercante amico dei Patengola, Antonio Romano, dove rimane fino al 1529, probabilmente come guida spirituale al padrone e alla servitù, ma anche di molte persone che vanno a farle visita per avere consigli e conforto. Ricorrono a lei persino teologi e predicatori attratti dalla fama della sua sapienza. A lei si legano in un primo cenacolo spirituale, oltre ad Antonio Romano, anche Girolamo Patengola, nipote di Caterina e uno dei fondatori dell’Ospedale degli Incurabili, Agostino Gallo, Girolamo Chizzola, fondatore delle Accademie di Rezzato e di Brescia e ambasciatore della Serenissima presso l’imperatore Carlo V,  il pittore Moretto e altri personaggi di spicco nella società bresciana. Il Romano, che raccoglie le confidenze di Angela e ne ammira la santità nel quotidiano, sarà uno dei principali testimoni al processo per la beatificazione.

È in questo periodo bresciano che Angela pratica diversi pellegrinaggi, sulla scia di molti santi del medioevo, tra i quali S. Orsola di cui è devotissima fin dalla fanciullezza: nel 1520 va a Mantova per visitare Osanna Andreasi; nel maggio-novembre 1524 in Terra Santa, imbarcandosi a Venezia (non vede nulla dei luoghi santi, a causa di una temporanea e strana cecità sopraggiunta a Creta); nel 1525 al Sacro Monte di Varallo e a Roma per l’Anno Santo: qui è ricevuta in udienza dal papa Clemente VII che la invita a rimanere in città per l’animazione dei “luoghi pii”, esperienza da lei già vissuta a Brescia. Angela declina però l’invito e ritorna alla sua città.

Nel 1529 si rifugia a Cremona con la famiglia dell’agronomo bresciano Agostino Gallo per sfuggire alle milizie di Carlo V; si ammala gravemente, ma poi guarisce miracolosamente e riprende la sua missione di guida spirituale delle persone di ogni ceto: signori come il duca Francesco Sforza esule a Cremona con la sua corte, religiosi, gente comune desiderosa di consiglio, conforto, conversione.

Nel 1530 Angela ritorna a Brescia, prima presso la famiglia Gallo e poi a S. Afra con Barbara Fontana; nel 1532 fa un secondo pellegrinaggio a Varallo, probabilmente per chiedere luce e forza nel rispondere alla chiamata ricevuta in giovinezza: fondare una compagnia di vergini. In questo periodo pensa e detta a Gabriele Cozzano la Regola della Compagnia di S. Orsola, che ha inizio ufficialmente il 25 novembre 1535 con le prime 28 ragazze. L’8 agosto 1536 giunge l’approvazione della Regola da parte del Vicario generale di Brescia mons. Lorenzo Muzio.

Il 18 marzo 1537, nel primo Capitolo della Compagnia Suor Angela viene eletta madre generale e rappresentante legale.

Nel 1539 cade malata e non si riprenderà più. In questo periodo detta al Cozzano i Ricordi e il Testamento, due brevi ma preziosi testi ricchi di spiritualità, caratterizzati dalla pedagogia dell’amore.

Il 27 gennaio 1540 Angela muore a Brescia, presso la chiesa di S. Afra, dove il suo corpo mortale è ancora oggi custodito e venerato.

Il 30 aprile 1768 Clemente XIII conferma l’antico culto e il titolo di “Beata”; il 24 maggio 1807 il papa Pio VII celebra nella basilica di S. Pietro il rito della canonizzazione.


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